La "foschia" minaccia un'estate di vacanze brillanti
08/06/2021

Mentre le restrizioni Covid si attenuano e i viaggi di piacere tirano la ripresa, il consumatore sta guardando con crescente attenzione ai cosiddetti viaggi “di vendetta”, il revenge travelling: viaggiare comunque e di più rispetto a prima, facendo cose inaspettate, straordinarie e “fuori budget” … perché non si sa mai cosa può succedere in autunno.
Un’ottima notizia per l’industria dell’ospitalità, soprattutto se in hotel si dispone di uno staff in grado di accogliere questi ospiti, che cercano sorprese, soddisfazioni e che si aspettano qualcosa in più rispetto al periodo pre-Covid.
Purtroppo però sembra che la ripresa del mercato alberghiero non sia condizionata dalla scarsità di domanda (i turisti stanno prenotando anche a prezzi superiori alle attese) ma piuttosto dalla scarsità di manodopera disponibile. Mancano camerieri, cuochi, receptionist, anche collaboratori polivalenti. Tutto vero?
La fidelizzazione dei dipendenti è stata a lungo un primario obiettivo degli imprenditori alberghieri: personale collaudato, locale, sempre quello. Lo si chiamava in servizio all’ultimo momento ed era disponibile. Adesso tra colloqui di selezione, periodo di formazione, costi di alloggio, previdenza, etc. i costi sono lievitati. Forse allora, è il momento giusto per rivalutare la fidelizzazione dei propri dipendenti, riconoscendo loro qualcosa che in passato non gli è stato riconosciuto.
Questo riconoscimento è facile da dare. Come diceva mio padre: "Dì loro quello che hai intenzione di fare e digli chiaramente cosa ti aspetti. Diglielo, poi fai quello che hai detto loro". Stringi stringi vuol dire che bisogna mantenere la parola data. Così scrive David Wood questa settimana sul magazine più importante a livello internazionale per chi possiede o dirige un albergo.
In sintesi, siamo alle soglie di un’estate che appare breve, intensa e ricca di opportunità. Sarà anche una stagione economicamente soddisfacente come quella passata? Se lo chiedono gli albergatori, soprattutto quelli stagionali, migliaia di imprenditori che operano nelle località di montagna e sulle riviere. Mentre noi lanciamo appelli affinché si investa in ristrutturazioni e riqualificazioni di strutture e arredi loro si interrogano: “perché dovrei ristrutturare e riorganizzare il mio albergo? Se andava benissimo per gli ospiti nel 2019 e ho fatto una buona stagione nel 2020 posso continuare così per qualche anno. Aiutatemi invece a trovare dipendenti bravi come quelli che avevo prima della pandemia”.
Un tema interessante quello della manodopera indisponibile, rispetto al quale non esistono risposte univoche e soluzioni condivise nelle maggiori destinazioni di vacanza italiane. La realtà ci dice che la pandemia ha spinto molti lavoratori del settore turistico verso impieghi meno esposti alla stagionalità e meno condizionati da un eventuale ricaduta pandemica, e che gli operatori alberghieri stanno sottovalutando questa inedita congiuntura.



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