Amarcord
08/04/2021

Confermando il nostro benvenuto al neo Ministro del Turismo Garavaglia ci viene alla mente che nell’ormai lontano 1993 un referendum nazionale decise l’abrogazione del Ministero medesimo. Promotrici erano le Regioni: Trentino-Alto Adige, Umbria, Piemonte, Marche, Basilicata, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. E oltre l’82% degli italiani, che parteciparono in massa al voto (77% circa degli aventi diritto), si espresse contro l’ente che dovrebbe rappresentare cuore e cervello dell’ospitalità nazionale e la vita economica di centinaia di destinazioni turistiche del nostro Paese.
Erano appena piovute dal cielo due leggi miliardarie grazie alle quali il 10% degli hotel italiani fu rinnovato o parzialmente ristrutturato, ma il popolo disse “basta con i ministri incompetenti”. Questo spiega come gli italiani siano patrioti autonomi, spesso ingrati, distratti, contrari agli uffici statali. Forse anche oggi voterebbero per l’abrogazione avendo dimenticato che, indipendentemente dalla volontà popolare espressa con il referendum, scomparso il Ministero comparvero negli anni a seguire direzioni generali del turismo o dipartimenti associati a questo o quel ministero. Il nuovo Ministro del Turismo trova oggi un’Italia con modelli di ospitalità peggiorati, con migliaia di laureati in discipline turistiche che hanno imparato a fare i turisti ma non a governare l’industria dell’ospitalità. Gli stessi atteggiamenti, insomma, di coloro che votarono a favore dell’abolizione del Ministero nel 1993. Eppure un Ministro che ribalti il Ministero ci servirebbe. Come il pane.



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