La montagna italiana tra "sogno" e realtà
09/03/2021

Una intera stagione sciistica se n’è andata, cancellata dal Covid. In un anno generoso di neve come poche altre volte dell’ultimo decennio la chiusura degli impianti di risalita ha portato alla ribalta nazionale la complessità della gestione della filiera turistica e di quella montana in particolare. Che attorno agli impianti di risalita e dunque agli skipass, alle lezioni di sci e snowboard, al noleggio e alla preparazione, oltre che alla vendita, dell’attrezzatura sciistica ha costruito un sistema economico del valore di miliardi di euro.
La cancellazione della stagione invernale per le attività turistiche (impianti di risalita, alberghi, rifugi, ristoranti, attività commerciali, scuole sci) direttamente coinvolte vale infatti oltre 10 miliardi di euro di perdita e tante ore di lavoro sono state cancellate, ore che i ristori non riusciranno a risarcire. A questi vanno aggiunti quelli derivanti da tutto l’indotto.
Una stagione disastrosa dunque che pone l’accento anche sul modello turistico montano invernale, fortemente legato allo sci alpino, per alcuni “puristi” pure troppo. Un “troppo” che secondo noi non deve invece entrare nel dibattito sul futuro della montagna, partendo innanzitutto dal presupposto che quello a cui abbiamo assistito non ha niente a che fare con la crisi di un determinato modello turistico. Lo stop alla stagione turistica della montagna è dovuta unicamente ad una variabile esterna impazzita: il Coronavirus che ha condizionato la domanda.
In questo contesto ci siamo già resi conto che ciaspole, sci di fondo, sci alpinismo e altre simili attività skipass free rappresentano poco più di un placebo per il sistema turistico della montagna italiana. Di fronte a questa crisi che non è legata all’offerta ma alla domanda, spingere su attività turisticamente secondarie sarebbe come dare un’aspirina a un malato grave. Il turismo in quota, passata la pandemia, tornerà ad essere legato a filo doppio allo sci da discesa, ai suoi affollamenti, oggi tanto rimpianti, e a tutto il movimento collegato con gli impianti di risalita.
Se si vuole costruire un modello turistico alternativo, è necessario analizzare a fondo ogni singola parte dell’offerta e tutti i trend della montagna. Per farlo ci vogliono mesi forse anni, perché i distretti turistici consolidati non possono essere messi in discussione a causa di una “pausa forzata” che, per quanto pesante, è destinata ad essere superata appena la vaccinazione di massa sarà terminata.



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