Gli hotel di catena sono economicamente in ordine, quelli indipendenti spesso non lo sono. Perché?
22/06/2019

E’ una delle domande ataviche che circolano tra gli addetti ai lavori dell’industria alberghiera italiana. E una delle risposte plausibili è legata all’essere autodidatti. Gran parte degli albergatori indipendenti pensano erroneamente già di sapere e di non avere nulla (o poco) da imparare. Nel dubbio si limitano a frequentare qualche corso e seminario, raccogliendo dispense e manuali. I loro alberghi però rendono, portano a casa buoni redditi … quindi vanno bene così. Perché cambiare? Perché da qualche anno gli enti locali (Comuni e Regioni) chiedono a gran voce agli imprenditori alberghieri di rinnovare, ristrutturare e ringiovanire, per evitare le lamentele dei turisti. Che da quando sotto forme di giudizi e recensioni tranchant vengono esternate online altro non fanno che rendere pubblici i difetti del servizio e le carenze strutturali non solo della singola struttura ricettiva ma anche del sistema territoriale nel suo insieme. Chi amministra le destinazioni turistiche ha cominciato dunque a pretendere più qualità da parte dei suoi “ambasciatori territoriali” (gli operatori alberghieri) per poterla comunicare, promuovere e incarnare così l’eccellenza della località o della città della quale è responsabile. E’ una novità assoluta che dovrebbe portare a una revisione della classificazione alberghiera, a tutela dei turisti e della reputazione della località per ragioni anche politiche. Nonostante queste considerazioni gli albergatori italiani non si sono nemmeno accorti della crisi globale 2008-2013 (anche se a qualcuno piace sostenere il contrario). Dal 2001 al 2018 in Italia si sono registrate annate e stagioni turistiche quasi sempre positive. Verrebbe da dire che il cambiamento tanto richiesto agli albergatori indipendenti non è fondamentale, se non per accentuare l’orgoglio cittadino e la soddisfazione di chi amministra la destinazione turistica. Oggi sono meno di cinquemila gli albergatori che cercano di avvicinarsi alle regole e alle procedure di classe internazionale, la stragrande maggioranza propone un’accoglienza fai-da-te, un’ospitalità artigianale, un format di alloggio e una ristorazione di derivazione famigliare. L’Italia alberghiera messa così, spontanea e autodidatta, sembrerebbe non avere bisogno di imparare da chi esprime l’eccellenza degli hotel migliori la cui qualità è così “hors catégorie”. Invece sono esempi da visitare in quanto frutto di investimenti seri e ponderati che meritano il “pellegrinaggio” degli albergatori che volessero migliorare il proprio status e distinguersi. Tutto sembra invitare gli albergatori al graduale peggioramento della qualità dell’ospitalità per ridurre i costi e competere sul fronte dei prezzi. Le stelle d’altra parte invece di svolgere la loro funzione di riferimento e garanzia per i turisti spesso si trasformano in strumento di inganno e fregatura, diventando un serio problema per le amministrazioni locali di riferimento. Che sulle stelle devono vigilare, di più e meglio!



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